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TAMMORRA SOLO - Luca Rossi

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Luca Rossi – Tammorre e voce
Pietro Cioffi - Pianoforte

Il tempo lineare, quello degli orologi e degli affari, è il tempo in cui l’homo faber plasma se stesso e il proprio mondo, tempo che scorre via irrimediabilmente, lasciando spesso rovine dietro di sé; tuttavia  esso sembra talvolta potersi arrestare.
Questa alchimia si ripete sempre quando posiamo lo sguardo sulla bellezza.
Un sortilegio che avviene dove le mani si posano sul tamburo e iniziano a raccontare. Si tratta di un suono che sembra perdersi nella notte dei tempi. È attraverso questa voce antica che comincia un viaggio sospeso tra la memoria e il futuro, un suggestivo itinerario alla ricerca delle nostre radici e di inedite strade da percorrere.

Perché di vera e propria sospensione si tratta: voce, tamburo e pianoforte sembrano condurci  in un tempo non imprigionato nella logica sequenziale, ci allontanano dal tempo del lavoro e della produzione, delle costruzioni e degli artefatti, da quel Kronos , titano impietoso che divora i suoi figli, per condurci a Kairos,  il tempo debito, un tempo nel mezzo, il tempo sospeso dei viaggi, della nostalgia, del sogno, nel quale sempre, qualcosa di speciale accade.
Lo spettacolo ripropone, rivisitandoli, racconti  e testi della tradizione popolare campana.
Non si tratta semplicemente di un  nostalgico amarcord. Il Sud è raccontato attraverso il passato per comprendere il presente e pensare nuovi modi di abitare il futuro. L’ambivalenza di questa terra, le sue contraddizioni insolute prendono forma a partire dagli strumenti: la tammorra, come la terra, è madre che tutti accoglie nel suo grembo, malgrado le ferite inferte dai suoi figli, il bianco e nero dei tasti del pianoforte, le castagnette, il cui interno segreto è maschile e femminile a un tempo e la figura di Pulcinella, maschera dell’anthropos, archetipo che sembra contenere in sé bene e male, saggezza e furbizia, atavica passività e possibilità di redenzione.


Estratto dalla recensione a cura di Fabiana Gambardella

 
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